Volete sapere com'è nato il termine Italo Disco? Bene, pare che nel 1983 un editore tedesco di nome Bernhard Mikulski abbia pubblicato un LP intitolato "Best Italo Disco", e che da quel giorno in poi il termine sia diventato sinonimo di musica dance estremamente piacevole e liscia e prodotta in Italia. E fin qui ci siamo. A questo punto, forse dovremmo dirvi che i franco-argentino-londinesi Heartbreak hanno rielaborato il meglio del genere e l'hanno reso meravigliosamente spaziale, e soprattutto che il grande Casco è una leggenda Italo immortale e senza tempo. E forse dovremmo anche avvertirvi che questo sabato sera, allo Spazio Teatro IED Moda Lab di Via Pompeo Leoni 3, c'è la festa di Vice e suonano proprio questi due cavalieri del penetrante ritmo cosmico. Come sempre, c'è l'open bar e per entrare serve l'invito. Per andare sul sicuro, sabato pomeriggio vi conviene raggiungerci al Gas Store di Corso di Porta Ticinese 53, dalle 18.00, dove troverete dei Campari Soda, della buona musica, del rabello, un sacco di gente con la stupidera, e un bel po' di inviti per l'esclusiva bisboccia serale.
Eccovi, come contorno all'intervista quadrupla di qualche giorno fa, un paio di foto extra dalla terra che si è dimenticata che esiste l'estate. La terra che allo stesso tempo ospita il ghiacciaio più grande del mondo, e vallate in cui non piove da milioni, MILIONI di anni.
Vi presentiamo, con grande orgoglio, Kro, il migliore (e probabilmente unico) gangshta rapper armeno. Non siamo ancora sicuri che non si tratti l'ultimo personaggio di Sacha Baron Cohen, ma in ogni caso, ci siamo innamorati di questo pezzo. Tutti insieme: "I be makin' Gs, like the real OGs overseas. Ahhh-ahh-ahhh-ah-ah-ahhhhhh..."
Ci sono un sacco di cose meravigliose che si possono fare con un animale morto, ma per trasformare la testa di un orso bruno morto in opere d'arte da appendere in soggiorno bisogna essere degli eremiti strambi con un carattere molto particolare. Asen Ognyanov, il nostro fotografo bulgaro preferito, ultimamente ha passato molto tempo con un tassidermista di Toronto. Quando abbiamo visto le sue foto, eravamo presi bene a tal punto che abbiamo chiamato subito l'imbalsamatore, chiedendogli quante pagine pubblicitarie avremmo dovuto vendere per riuscire a comprarci una testa d'orso imbalsamata tutta per noi. Abbiamo scoperto che costano tra gli 800 e i 2000$ (con cui ci saremmo portati a casa un twin set di orsetti polari). A parte tutto, date un occhio a cosa Asen ha fotografato durante un tour all'interno dello studio, subito dopo il salto.
Un mese fa, sopraffatto dalla noia, ho spedito il mio curriculum allo Psychic Friends Network, un canale televisivo dedicato alla cartomanzia. Le qualifiche che avevo elencato includevano una laurea in frenologia felina, un diploma in ballo della quadriglia, e dei grossi problemi di alitosi. Potete immaginare quanto sia rimasto sorpreso quando, questa mattina, mi hanno chiamato per un colloquio...
Ci è capitata per le mani una fanza fotografica per niente male, si chiama Girls and Boys ed è di Nicole Lesser, assistente di Ryan McGinley (e migliore amica di un'altra giovane fotografa di cui ci siamo innamorati, Dana Goldstein), e quindi Ciao voi giovani 20enni, smettetela con le vostre cazzo di fotocopie a colori e tutte quelle cacate copia e incolla—QUESTO è il genere di fanza da cui tutti voi dovreste prendere esempio. Parliamo di belle stampe laser su carta di buona qualità, copertina in tessuto, giusto un filo di colla che esce dai bordi, una foto attaccata in copertina con la pinzatrice, un francobollo customizzato e un adesivo a chiudere il tutto. Che è sì una finezza, ma rimane in qualche modo maledettamente punk. Perfetta per dichiarare "Ehi, eccovi alcune belle foto di persone che passano del tempo insieme senza troppi vestiti addosso"—persone come Ryan stesso e gli amici carini di Nicole, la maggior parte dei quali sono tutti giovani fotografi (esiste ancora qualcuno che, per dire, nella vita scrive invece di scattare fotografie?). Ecco, dopo il salto, alcune delle sue foto, oltre ad una cosa che Ryan ha scritto su di lei, a metà tra il poetico e il bizzarro.
Boyd Rice è sempre stato un tipo piuttosto impegnato. Ha trascorso gli anni '70 contribuendo a RE/Search, servendo a Betty Ford teste di pecora scuoiate su piatti d'argento, e andando in giro con Anton LaVey. Gli anni '80 li ha passati creando l'Abraxas Foundation e difendendo l'innocenza di Charles Manson editando The Manson File. E dagli anni '90 in poi ha fatto innumerevoli ricerche su gnosticismo, leggende del Santo Graal e tradizioni celtiche. Oh, e nel frattempo ha sempre coltivato una passione di lunga data per la cultura Tiki. Tutte cose che ti fanno chiedere dove abbia trovato il tempo per fare quella che forse è la musica più interessante ed innovativa dell'ultimo quarto di secolo con lo pseudonimo NON, non smettendo mai di ribadire le sue opinioni vagamente bizzarre su questioni come razza e nazionalismo. Quest'ultima parte è particolarmente interessante, soprattutto perché Boyd è il padre biologico del mio fratello maggiore. E mia madre è una gentile signora ebrea. Anche se Rice non ha mai partecipato attivamente alla mia vita di tutti i giorni (mio fratello aveva 18 mesi quando mia madre ha incontrato mio padre, e ha visto Rice per la prima volta quando aveva 20 anni), l'uscita di Skins & Punks di Gavin Watson—con i suoi ritratti di giovani bambini misti e il suo splendido, convincente sguardo all'interno di un movimento coperto da (spesso inutili) controversie—mi ha fatto pensare che certamente avevo ancora un paio di domande su Rice, sulla sua relazione con il nazionalismo e su quella con mia madre. Quindi l'ho chiamata. Lei stessa è una scrittrice prolifica che vive in California sotto il nome Laurie Lessen, ama davvero i libri (lo capirete) e per qualche motivo si riferisce ancora a Rice chiamandolo 'B'. Sono abbastanza sicura che non si stia riferendo a Blair Waldorf.
Uno dei nostri momenti clou della giornata è scovare scopiazzature ai nostri danni sui vari giornali, seduti in tram mentre veniamo in redazione. Bene, potrete immaginare quanto siamo diventati paonazzi dall'emozione quando l'altro giorno abbiamo aperto il New York Post e ci siamo visti citati nell'articolo sul donatore olandese di sperma di cui vi abbiamo parlato settimana scorsa. Non siamo soltanto stati una delle fonti che hanno utilizzato, ma proprio l'unica risorsa di tutto l'articolo. Buffo come possano prendere tutte le citazioni di un'intervista, riarrangiarle vagamente e farne una loro storia, ma chi se ne frega, va bene così. Leggetevi il pezzo per intero qui mentre noi cerchiamo delle puntine con cui attaccare questo ritaglio di giornale sulla nostra tavoletta di sughero, di fianco all'homepage del Corriere della Sera dello scorso novembre, e ad uno degli articoli centrali di Velvet di settembre.
Per chiudere in bellezza questo pazzo pazzo weekend di Halloween, siamo andati a farci un giro per chiedere alla gente un paio di cose a proposito dell'eterno rompicapo: Come odoriamo dentro? Diciamo che abbiamo raccolto qualche spunto interessante (concordiamo con la ragazza che ha risposto "Come l'interno del culo"), ma avendo ancora quel prurito infernale della ricerca della verità, abbiamo voluto chiedere anche ad un chirurgo –nonché neurologo– di valutare le risposte in base a quanto erano vicine alla realtà. Ah, e vi auguriamo un buon pranzo!
Non ha importanza quale giorno dell'anno sia—non c'è niente come la cartapesta, le zucche, le tombe, le tettine e un po' di fuoco. Magari il prossimo anno la smetteremo di parlare del fantastico servizio fotografico che Dana Goldstein ha scattato per questo numero, ma nel frattempo cliccate qui e godetevi qualche immagine extra.
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